... si può parlare certo di superbia e di ebbrezza, è superbia ed ebbrezza che deve aver provato Dario.
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Si potrebbe dire che le relazioni di potere sono state progressivamente governamentalizzate, vale a dire elaborate, razionalizzate e centralizzate nella forma o dietro la cauzione delle istituzioni statali. Michel Foucault
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domenica, 28 giugno 2009
Una sentenza esemplare contro la “zingara rapitriceâ€

Distratti dalla libertà
 
Con inconsueta rapidità, Angelica è stata condannata anche in secondo grado a tre anni e otto mesi di reclusione per tentato rapimento di una neonata. Angelica è una ragazza rom e l’11 maggio 2008 a Ponticelli (Napoli) rischiò il linciaggio. Nei due giorni seguenti la furia di gruppi di cittadini portò all’incendio dei campi rom della zona con la fuga precipitosa di decine e decine di famiglie.
L’episodio sarà ricordato come il “pogrom di Ponticelli”, per il quale non risultano né indagati né processati, nonostante le riprese filmate, la presenza di agenti delle forze dell’ordine e di decine di testimoni. Angelica è così la prima donna rom condannata per (tentato) rapimento di un neonato, per quanto vi sia un precedente qualche anno fa a Lecco: allora due ragazze, ugualmente accusate di tentato sequestro, accettarono un patteggiamento, pur dichiarandosi innocenti, per uscire dal carcere. Angelica è ancora chiusa in un carcere minorile. Si dichiara innocente, il giudice ha deciso la condanna sulla base di un’unica prova: il racconto della madre della neonata, una donna che nel 2004 fu arrestata per falso ideologico e falsificazione di documenti ed è figlia di un “signorotto” della zona, Ciro Martinelli, detto o’ cardinale, condannato nel ’99 per associazione a delinquere. Va anche detto che sui terreni liberati dai campi rom è ora in corso un grosso investimento commerciale.
La storia di Angelica è identica a tante altre raccontate in un libro uscito di recente, La zingara rapitrice (Cisu), di Sabrina Tosi Cambini: tante denunce, nessuna condanna. Il mito della zingara rapitrice è una leggenda diffusa da secoli ma non ha mai avuto riscontri. Non risulta neppure un caso di neonato rapito da una donna rom (nemmeno Angelica è arrivata a tanto). Stavolta è cambiato il finale, con i 3 anni e 8 mesi inflitti dai tribunali. Fra l’”emergenza rom” dichiarata dal ministro e gli occhi della camorra puntati sui terreni di Ponticelli, Angelica era in qualche modo condannata ad essere condannata.
 
di Lorenzo Guadagnucci sul n.106 di Altreconomia
Scritto da: socratevolante alle ore 16:25 | link | commenti | categoria: politica, diritti umani, informazione, viva litalia
mercoledì, 24 giugno 2009
Preghiera a Gesù

Scritto da: socratevolante alle ore 11:24 | link | commenti | categoria: pensieri di uno schizzato
giovedì, 04 giugno 2009
La longa manus della religione

Nei corridoi del "Righi" di Cesena una semplice domanda scatena una battaglia di laicita'
La verità vi farà liberi, ma solo se piace al prof di religione
Una letterina piccata di don Stefano Pasolini fa scattare la sospensione per il collega di matematica Alberto Marani. La causa è un sondaggio sull'ora di religione, con l'88.7% degli studenti che confessa la sua noia per i sermoni.
Tutto e' iniziato come un semplice sondaggio di opinione, e già questo la dice lunga sulla sfrontatezza del personaggio in questione, un prof di matematica e fisica che osa avventurarsi in un terreno di competenza esclusiva del premier.

La domanda era semplice e sovversiva al tempo stesso: "se la scuola attivasse la materia alternativa, quanti la sceglierebbero"? Ma nei corridoi del liceo scientifico "Righi" di Cesena questa rilevazione ha assunto i toni del sacrilegio. O della lesa maestà?

Il prof Alberto Marani, infatti, non e' stato sospeso dalle sue funzioni per blasfemia, ne' risulta scomunicato o sanzionato dalla Chiesa Cattolica, o indagato per vilipendio della religione di stato, bestemmie davanti agli studenti, riti satanici e messe nere in palestra con sacrifici umani di giovani studenti. Tutto questo non c'entra. E' solo una questione personale tra lui e il prof di religione.

Con una letterina piccata spedita all'Ufficio Scolastico Regionale don Stefano Pasolini e altri colleghi di religione hanno sostenuto che Marani "avrebbe offeso, con quel questionario, il collega di religione", cioè lo stesso don Pasolini.

E allora vediamoli questi numeri "offensivi": tra i 70 studenti delle tre classi di Marani, se ci fosse possibilità di scegliere l'11,3 % sceglierebbe la Religione Cattolica e l'88,7% una materia alternativa (23,9% Storia delle religioni; 64,8% Diritti umani).

Se fossi nei panni di don Stefanino anch'io sarei molto offeso. E' più che probabile che il meraviglioso e affascinante messaggio di Gesù Cristo non c'entri niente con questo sondaggio, e che il voto degli studenti rifletta piuttosto la noia mortale delle sue lezioni che rende preferibile ai suoi sermoni perfino la storia delle religioni.

Ma benedetto prete, dobbiamo insegnarti proprio noi a leggere il Vangelo? Immagina se Gesù Cristo davanti agli sputi avesse cominciato a riempire tonnellate di papiri per denunciare le offese ricevute scrivendo al Sinedrio, ai Farisei, a Ponzio Pilato e agli altri sapienti dottori della legge: il cristianesimo sarebbe stato ucciso dalla burocrazia.

E allora caro don Stefano, goditi le offese del tuo collega come la meritata medaglia dei santi, e aggiungici anche anche la sonora pernacchia che ti facciamo dall'alto della montagna su cui Cristo ha proclamato la tua beatitudine: "Beati sarete voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia. Rallegratevi e giubilate, perch
é il vostro premio è grande nei cieli, poiché
così hanno perseguitato i profeti che furono prima di voi".

Se non volevi gli insulti e le persecuzioni, la prossima volta fatti furbo: non entrare in seminario, ma fai carriera nell'Opus Dei. Così sei anche sollevato dal voto di celibato, e anzichè nelle scuolette di provincia ti trovano un bel posto in università. Ma se decidi di restare prete, facci un bel favore. Tieniti le offese vere o presunte che siano, accumula crediti in paradiso con rispettoso silenzio e soprattutto non scassare la minchia ne' agli studenti, ne' ai tuoi colleghi ne' a noi. E che Dio te ne renda merito.
3 giugno 2009 - di Ulisse Acquaviva su Mamma
Scritto da: socratevolante alle ore 16:41 | link | commenti | categoria: politica, religione, informazione, libertà, viva litalia
martedì, 02 giugno 2009
2 giugno - W la repubblica delle banane

altan_italiaNon è per contraddire Barack Obama, ma "il Paese dove tutto è possibile" non sono gli Usa. È l'Italia. Dove è possibile che il capogruppo del partito di maggioranza commenti l'elezione di     Obama dicendo che fa contenta Al Qaeda. È possibile che il leader di un altro partito di governo abbia definito "bingo bongo" gli africani. È possibile che un altro autorevole leader di quel partito abbia definito "culattoni" gli omosessuali. È possibile che un sindaco del Nord inviti a trattare gli immigrati come "leprotti", a fucilate. È possibile che Marcello Dell'Utri (interdetto dai pubblici    uffici,   e però senatore della Repubblica: è possibile anche questo) ammonisca le giornaliste del Tg3  perché abbassano il morale della Nazione. È possibile che il premier, proprietario di    televisioni, nel pieno del suo ruolo istituzionale inviti gli imprenditori a non destinare investimenti pubblicitari ai suoi concorrenti. È possibile che, in piena crisi finanziaria, lo stesso premier esorti    ad acquistare azioni indicandone il nome. È possibile che una trasmissione della televisione  pubblica sia oggetto di una spedizione punitiva di squadristi. È possibile che un ex presidente     della Repubblica rievochi la violenza e gli intrighi di Stato come metodo repressivo delle manifestazioni studentesche. E sono possibili mille altre di queste meraviglie, nel solo vero       paese dove veramente tutto è possibile. Così possibile che si è già avverato.

Michele Serra

 

Scritto da: socratevolante alle ore 13:19 | link | commenti | categoria: politica, storia, viva litalia, pensieri di uno schizzato
sabato, 23 maggio 2009
Ancora parlano di democrazia

«Chi sceglie la libertà, sceglie il deserto. Se la democrazia fosse mai libertà. Ma la democrazia non è niente; è mera demagogia. Qualora noi meritassimo una libertà, dovrebbe essere affrancamento dal lavoro e non occupazione sul lavoro.»
Scritto da: socratevolante alle ore 17:01 | link | commenti (1) | categoria: politica, filosofia, viva litalia, pensieri di uno schizzato, decrescita serena
sabato, 09 maggio 2009
Peppino Impastato, esempio di ribellione

Cinisi, 5 gennaio 1948Cinisi, 9 maggio 1978
Scritto da: socratevolante alle ore 23:01 | link | commenti | categoria: politica, giustizia, viva litalia, pensieri di uno schizzato
venerdì, 08 maggio 2009
Un suicidio che è un assassinio

biani_cie

Non chiamatelo suicidio: Mubraka è morta di razzismo
 
Mezza vita trascorsa in Italia, unico reato: essere tunisina. Ma se perdi il lavoro, le nostre leggi ti rinchiudono in un lager e ti deportano in un paese che non conosci. Quanti morti ci vogliono per decidere che ci fa schifo?

Quarantanove anni, di cui trenta trascorsi in Italia. Se fosse nata a Savona o Cosenza, Mubraka Mamouni sarebbe stata una semplice disoccupata, ma se sei nata in Tunisia e resti senza lavoro non ci servi più, e decretiamo la tua deportazione forzata nel tempo libero rimasto tra una commemorazione sionista dell'Olocausto e un festeggiamento repubblichino del 25 aprile, così tanto per riempirci la bocca di diritti e libertà. Tanto come te ne troviamo a migliaia, disposte a trascorrere tre quinti della vita nel nostro cazzo di paese a ingoiare odio e pregiudizio, per nutrire quella piccola speranza di una vita migliore che riempie i cantieri edili, le case degli anziani, i ristoranti, i bordelli e i campi di pomodori di un paese grasso e ingrato che tratta i suoi schiavi a Roma peggio di come facevano i senatori imperiali duemila anni fa. La Croce Rossa è "profondamente addolorata" dalla morte di un corpo, ma resta fredda e indifferente di fronte a tutte le violenze quotidiane e le morti dell'anima che si consumano nel "Centro di identificazione ed espulsione" di Ponte Galeria e in tutti i lager di stato dove la croce benedice i carnefici ed è rossa di sangue altrui anzichè di vergogna propria. Che cosa farebbe in quei luoghi il titolare di quella croce? Sarebbe il volto buono del potere o rovescerebbe i tavoli come ha fatto nel tempio? Prenderebbe trenta denari per gestire la sofferenza altrui o griderebbe per sputtanare gli ipocriti e i farisei perfino nelle sinagoghe e nei luoghi più sacri? E il pensiero va a tutti quelli che muoiono di burocrazia, galera e razzismo, disprezzati dai benpensanti, derisi e schifati dalle puttanelle e dai palestrati che festeggiano il papi bianco vestito di nero e sfruttati dai criminali veri che restano a piede libero. E lì a sinistra, non fate finta di niente, che ce l'ho anche con voi. Vero Livia Turco? Vero Presidente? Poteva essere mia madre, aveva quasi cinquant'anni, un marito e un figlio, l'abbiamo catturata mentre era in coda alla Questura per mendicare un pietoso pezzo di carta e l'abbiamo fatta disperare senza pietà fino ad impiccarsi. E ora ditemi che siamo una civiltà superiore, maledetti criminali assassini. 
 
 
di Ulisse Acquaviva su Mamma – 7 maggio 2009
Scritto da: socratevolante alle ore 13:41 | link | commenti | categoria: politica, diritti umani, informazione, viva litalia
sabato, 02 maggio 2009
Il mio piano casa

Mario Cucinella_Il mio piano casa
 
Mario Cucinella, 48 anni, nato a Palermo, cresciuto a Genova dove ha fatto parte del team di Renzo Piano, passato per Parigi e adesso di base a Bologna, non è un’archistar a cui piace mettere la firma su progetti avveniristici. Non si atteggia da celebrità, insomma, come tanti colleghi. Capita persino di non trovare il suo studio, che è il classico open space: ti aspetti un indirizzo almeno un po’ glamour e invece arrivi alla sua bottega attraverso il cortile di un’azienda che vende impianti idraulici. Non è nemmeno uno che alza la voce, Cucinella: gli piace parlare piano, con il tono del ragionamento. Eppure il suo progetto per una casa da 100mila euro è un urlo contro il conformismo di tante costruzioni. Un’idea spiega, che gli è venuta per «provare a dare qualcosa di diverso a un mercato che propone solo edilizia speculativa».
 
LA CASA DA 100MILA EURO è stata presentata la prima volta nel 2007, quando ancora i mutui subprime servivano per coronare un sogno e non erano un incubo. Sembrava un originale fuga da un mercato, quello italiano, che allora quotava un alloggio tipo di 100 metri quadrati 263.600 euro. «Tutto il mondo costruito, l’abitare», spiega ancora Cucinella, «consuma e produce molta più anidride carbonica dei trasporti e dell’industria, settori che da anni sono monitorati e hanno preso l’impegno a ridurre il loro inquinamento. L’abitare invece è fermo, forse anche perché l’energia di un edificio non si vede, non ha un valore estetico, dunque è snobbata. Ma se diventasse un’opportunità creativa, una nuova forma di bellezza?». Si è posto la domanda e ha cercato le risposte, Cucinella. Lui che, parafrasando Mies van der Rohe e il suo celebre less is more, ha come motto personale more with less, di più con poco: lui che stupisce i suoi studenti universitari facendoli esercitare con gli spaghetti perché la fragilità delle costruzioni diventi per loro un concetto familiare, quasi fisico; lui che guida un team in cui oltre agli architetti impegnati sui progetti ce ne sono altri dedicati solo alla ricerca sull’energia. Basta fare dei semplici conti: «La spesa media mensile di una famiglia è di 2461 euro (fonte Istat). Di questi, il 5 per cento, dunque 123 euro, sono destinati a combustibili ed energia elettrica. Soltanto in elettricità il consumo medio per unità abitativa è di circa 3000 chilowattora all’anno. Se la singola casa diventa una piccola centrale produttrice di energia, con 70 metri quadrati di tetto piano a disposizione per un impianto fotovoltaico, in alcune zone d’Italia particolarmente soleggiate si arriva a coprire totalmente il fabbisogno.». Tra alloggio e consumi energetici (i quali, tra l’altro, producono 6200 kg di CO2  all’anno), con l’edilizia tradizionale si spendono 300.500 euro. Il progetto Cucinelal si ferma a 81mila euro (considerando gli incentivi governativi “conto energia”), senza nemmeno un chilo di emissioni. «Ho analizzato pure uno studio del Wwf e della Makno», continua Cucinella: «Alla voce risparmio energetico, noi italiani siamo secondi solo agli svedesi. Non siamo distratti come si dice, semmai ci serve una prospettiva. Che potrà arrivare quando ci sarà un decreto che riconosca il valore del fotovoltaico: in quel momento non avremo più un mercato di nicchia ma un movimento di massa. La gente capirà e apprezzerà la possibilità di pagare metà del mutuo con un’abitazione trasformata in una micro centrale di energia». Ovviamente, le famiglie da sole non possono innescare questa rivoluzione. E infatti Cucinella corteggia allo stesso modo costruttori ed enti locali: agli uni chiede di ridurre le pretese senza per questo rinunciare ai loro profitti; agli altri di presenta l’opportunità di valorizzare non solo terreni, ma interi quartieri. Valorizzare e riqualificare. Il tutto senza confinare la gente in casermoni che ancor oggi diremmo popolari: «La mia idea è piuttosto quella di proporre una casa tipo Ikea: alto livello di design a basso costo, accessibile a tutti. Sono convinto che sia un’espressione di grande democrazia portare il design nella vita di ogni giorno. Non dobbiamo lavorare nell’esclusività».
 
DI NUOVO MORE WITH LESS. Con alcune idee che forse sono in anticipo sui tempi. La casa da 100mila euro ha molti spazi comuni, è suggerita la condivisione delle spese collettive, si parla persino di car sharing, pensando a quanto spazio tolgono al verde i parcheggi, e di un orto condominiale gestito dagli inquilini. Provi a obiettare che forse la rivoluzione è ancora lontana e Mario Cucinella, con un sorriso, ti racconta il paradosso del trapano: lo abbiamo tutti in casa, per usarlo dieci minuti al mese se va bene. «Utilizzare senza possedere è la chiave di volta per abbattere costi e sprechi energetici», recita il suo “manifesto”. Ma la comune non è esattamente la casa dei sogni… «La mia proposta è a misura di desiderio», ribadisce Cucinella sfogliando un catalogo: «Io ti do un rettangolo da abitare. Il fatto che lo abiti tu lo rende diverso da quello che abito io. Mi diverto un mondo a presentare il progetto perché alla fine c’è sempre chi mi dice: “Architetto, è pure bella questa casa!”. È bello poterla personalizzare, è bello sapere che il cemento più leggero impiegato (e studiato con Italcementi) nulla toglie alla privacy: al contrario è un’altra fonte di risparmio perché è fatto di materiali da riciclo e migliora la prestazione termica di circa il 25 per cento. Soprattutto è bello avere una casa propria per cui non ci si è dovuti indebitare follemente. E, quando finalmente anche in Italia ci sarà l’obbligo di certificare le prestazioni, le case costruite così avranno un altro e più alto valore. Nascerà un mercato nuovo». In che modo è costruita la casa da 100mila euro? L’impianto solare fotovoltaico e termico sul tetto copre i consumi totali dell’edificio, le superfici vetrate sfruttano al meglio il calore del sole anche in inverno e garantiscono tanta luce, mentre la protezione dalla radiazione solare è resa possibile da aggetti orizzontali e schermature esterne mobili. Ci sono poi un serbatoio di raccolta delle acque piovane, pompe di calore a sonde geotermiche verticali o ad acqua di falda e, se il posto è ventoso, turbine eoliche di ultima generazione, belle da vedere, installabili in giardino. C’è un posto dove visitare questa casa dei sogni? Non ancora. Il telefono dello studio di Cucinella trilla in continuazione, e non chiamano solo i classici curiosi. Edifici costruiti secondo questo modello non sono semplicemente unità residenziali, sono patrimonio degli inquilini e della società. A Settimo Torinese lo hanno capito per primi: avevano riservato nel loro piano regolatore un’area per edilizia sperimentale, realizzata con l’impiego di tecnologie rinnovabili. L’abbinamento col progetto di Cucinella, anche per la parte relativa alle emissioni di COazzerate, è stato inevitabile. Nella sede che un tempo fu della Siva, la fabbrica di vernici diretta da Primo Levi, entro un anno saranno costruiti i primi 50 alloggi. E poi? Cucinella non ha fretta: non è nel suo stile. Non si tratta di aspettare che seguirà l’esempio di Settimo Torinese, ma di attendere che il contagio virale faccia il suo corso. Di nuovo, Cucinella si mostra un esperto di architettura delle architetture: fa parte del comitato scientifico di Symbola, la fondazione che si occupa delle eccellenze italiane; collabora con Legambiente; frequenta il mondo delle banche per garantire il certificato più importante per la riuscita del suo progetto, quello di economia e redditività che porta all’erogazione di mutui agevolati; segue le aziende che propongono nuovi prodotti per l’edilizia e collabora con Italcementi, con una partenership per una nuova generazione di materiali; infine parla di rottamazione: «Ma sì, rottamiamo l’ediliza orrenda. È un mercato immenso, una vera sfida economica». E per lui, si è capito, l’economia è quella del futuro. «Non si tratta del ritorno a un regionalismo dell’architettura», conclude Cucinella, che intanto continua a progettare nuovi edifici: gli ultimi sono il CSet Building a Ningbo in Cina, l’Ecobuilding a Podgorica in Montenegro e la sede della M3 a Pioltello. «Semmai, dobbiamo interpretare meglio il rapporto tra costruzioni e clima. È possibile trasformare un edificio da consumatore a produttore di energia? E con quali linguaggi si affronterà la realizzazione di un edificio così? Saremo capaci di sovrapporre al tema della qualità dell’architettura quello di un migliore e più razionale utilizzo dell’energia?». Tante domande, tante risposte da cercare insieme. E, garantisce l’architetto, non è solo architettura.
 
luca corsolini su wired di maggio
Scritto da: socratevolante alle ore 00:17 | link | commenti | categoria: politica, ambiente, economia, scienza, risparmio energetico, decrescita serena
giovedì, 23 aprile 2009
Roma città chiusa

Cari amici,
forse sapete già quello che è successo a Roma in occasione della proiezione del nuovo film inchiesta "Governare con la paura".
Era prevista una serata al cinema Nuova L'Aquila.
L'iniziativa, organizzata dal Pd romano, prevedeva la presenza della direttrice de "L'Unità" Concita De Gregorio e di Massimo D'Alema, oltre a quella di Enrico Deaglio e mia.
Qualche ora prima della proiezione il Comune di Roma ha avvisato il gestore della sala che la "manifestazione" veniva sospesa.
Il divieto aveva avuto un precedente in mattinata quando un consigliere del Pdl, Giorgio La Porta, aveva presentato una mozione sostenendo che la proiezione era inopportuna perchè "il regista del suddetto film è stato oggetto di una denuncia per aver documentato un tentativo di brogli elettorali e tale tesi è stata totalmente smontata dal Ministero dell' Interno".
La censura si è messa in moto subito.
Di fronte alle proteste del Pd, di altre organizzazioni politiche e di molti cittadini, Alemanno ha provato a fare marcia indietro dicendo che il divieto era frutto di un errore dei funzionari.
Comunque il Comune non è ritornato sulla sua decisione e la proiezione è stata annullata.
Lascio a voi il giudizio di quale clima si respiri nel nostro paese alla vigilia del 25 aprile.
A Roma è stata vietata la proiezione di un documentario che critica il governo, mentre è stata promossa in pompa magna e con grande dispendio di denaro pubblico la ricorrenza del "Natale di Roma", festa cara al fascismo, che ai tempi del duce aveva sostituito il primo maggio.
Non ho parole.
 
Beppe Cremagnani dal gruppo di facebook "Governare con la paura. Il G8 del 2001, i giorni nostri"
Scritto da: socratevolante alle ore 20:34 | link | commenti | categoria: politica, totalitarismo, informazione, viva litalia
mercoledì, 15 aprile 2009
La riparazione

 vauro_cubatura_comiteri

Riparare 1 v.tr., costituire un riparo, una difesa, una protezione da ciò che può essere nocivo, pericoloso, ecc.: l’ombrello ci ha riparato dalla pioggia, il casco ripara la testa; r. le spalle a qcn.: difenderlo, proteggerlo da attacchi e accuse con la propria influenza e autorità
2 v.tr. e intr. (avere) estens., sistemare una situazione difficile, problematica; rimediare a un errore, a una mancanza, a una scorrettezza, ecc.: r. un torto, un’offesa; r. a un inconveniente; anche ass.: ho sbagliato, sta a me r.
3 v.tr., rimettere in buono stato, eliminando guasti e difetti: r. una bicicletta, r. un paio di scarpe

da old.demauroparavia.it

è davvero stucchevole, non se ne può proprio più, anche per me che la tv la vedo poco, che guardo annozero solo sul sito per non beccarmi la pubblicità e per ascoltare solo qualche considerazione saltando a piè pari quelle dei politici. basta. non si può. che paese di merda. se dici che qualcosa non va ti portano al rogo come un tempo con gli eretici. se non fai una trasmissione in cui non si esalta la generosità e il cuore dell'italico soccorritore, dell'eroico vigile del fuoco, se non mostri la solidarietà di cui è capace il genio nostrano sei attaccato, vilipeso, ingiuriato e per di più ti vietano di fare il tuo lavoro. non se ne può più. riparazione dei miei coglioni

Scritto da: socratevolante alle ore 14:53 | link | commenti | categoria: viva litalia, pensieri di uno schizzato