... si può parlare certo di superbia e di ebbrezza, è superbia ed ebbrezza che deve aver provato Dario.
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Si potrebbe dire che le relazioni di potere sono state progressivamente governamentalizzate, vale a dire elaborate, razionalizzate e centralizzate nella forma o dietro la cauzione delle istituzioni statali. Michel Foucault
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giovedì, 26 novembre 2009
Pannolini lavabili
Ecco il paese senza i pannolini più bimbi in fasce, meno rifiuti
 
 
CONCESIO - Il paese che non usa più i pannolini è alle porte di Brescia e all'ingresso della Valtrompia ed era conosciuto finora - tanto per mischiare il sacro al profano - per aver dato i natali a papa Montini e la cittadinanza italiana a Mario Balotelli.

Qui, adesso, nelle villette dai giardini ordinati, appena nasce un bambino, prima ancora che sulla porta venga appeso il fiocco rosa o celeste, arriva una lettera: cara mamma - dice - le rubiamo pochi minuti per proporle di entrare a far parte di un nuovo progetto. Si chiama Pannolino Amico, è gestito dall'Associazione Eva, e ha l'ambizione di trasformare Concesio in una capitale, quella della clean economy. I pannolini usa e getta costituiscono il 15 per cento dei rifiuti non riciclabili. I componenti chimici utilizzati per renderli assorbenti danneggiano la pelle dei bambini, tanto che secondo uno studio tedesco le dermatiti sono aumentate in questi anni dell'857 per cento e perfino la crescita dell'infertilità maschile viene fatta risalire all'aumento di temperatura causata dal pannolino. A ogni famiglia costano, per i tre anni in media in cui vengono utilizzati, una cifra che supera i 1.500 euro.

Da luglio sono 92 le mamme che hanno aderito e che hanno ricevuto, gratis, il kit necessario: tre mutandine e 24 pannolini di cotone, di quelli da lavare e riutilizzare. E se a convincerle sono state le assicurazioni che "non è un ritorno al passato, i pannolini di stoffa sono uguali a quelli usa e getta: semplicemente, anziché gettarli nel pattume, si mettono in lavatrice", adesso sono loro a spiegare perché non tornerebbero più indietro. L'associazione ha chiesto alle mamme di tenere un diario quotidiano per misurare le difficoltà e per verificare se la prima delle obiezioni - ci vuole troppo tempo e troppo lavoro - è fondata. Ed ecco cosa scrive Alessandra: "All'inizio ero titubante, poi ho visto che basta impratichirsi".

Luisella: "Per il mio primo figlio avevo il bidone della spazzatura sempre pieno e mi chiedevo se ci fosse un modo per inquinare di meno". Gianna: "Ho fatto il conto: servono 20 minuti alla settimana, tre minuti al giorno". Marina: "Temevo che il bambino restasse bagnato, ma non è vero". Chiara: "Mi piace toccare il cotone e sentire il profumo di pulito quando si asciuga al sole". Soprattutto, però, la dicono lunga i numeri: solo due famiglie hanno desistito.

Maria Braibanti è la ginecologa che ha ottenuto l'appoggio del comune (che ha stanziato 23 mila euro), di A2a, l'utility dei rifiuti (che, su richiesta della Regione Lombardia, allargherà il progetto a tutta Brescia), e delle farmacie. "L'ostacolo principale - racconta - è stato convincere le nonne e i mariti. Per la generazione del '68 quella dei pannolini usa e getta è stata una conquista e questo sembrava un ritorno al passato, verso la schiavitù dei lavori domestici. I mariti, invece, erano preoccupati che i panni dei bambini, in lavatrice insieme a tutti gli altri, sporcassero le loro camicie. L'esperienza ha mostrato che tutte e due le preoccupazioni erano infondate".

Prima di allargare l'esperimento a tutto il paese, Eva aveva testato il progetto su cinque mamme "difficili": con tanti figli, senza aiuti domestici, con un marito che mai cambierebbe un pannolino, impegnate nel lavoro, e sono state loro le testimonial più convincenti.
Spinta da una direttiva europea che impone la riduzione dei rifiuti, favorita da una maggiore attenzione a quello che fa bene al corpo, aiutata dalla crisi economica, la campagna sull'uso dei pannolini lavabili si sta diffondendo in tutta Italia. Partita da Reggio Emilia, dall'Associazione famiglie numerose, ha visto realizzarsi progetti diversi: dal Trentino, dove i pannolini di stoffa vengono regalati, al Modenese, dove viene versato un contributo per l'acquisto, e al comune di Camigliano, in provincia di Caserta, che ha deliberato uno stanziamento pro-pannolini di stoffa. La Provincia di Torino garantisce sconti del 50% per l'acquisto di quelli lavabili mentre a Vico Equense, nel Napoletano, viene distribuito gratis il kit pannolino più mutandina. Così l'ecopannolino si fa strada.
 
articolo di Cinzia Sasso su repubblica.it
Scritto da: socratevolante alle ore 20:14 | link | commenti | categoria: ambiente, economia, risparmio energetico, viva litalia, decrescita serena
Altreconomia. La tua nuova chiave di lettura
altreconomia
[…] Altreconomia compie 10 anni. E in questi anni abbiamo cercato di dar vita ad un progetto di informazione autonoma e indipendente. Altreconomia è oggi infatti l’unica esperienza in Italia di editore cooperativo composto con pari poteri e diritti dalle organizzazioni fondatrici, da tutte le organizzazioni socie, dai soci lavoratori e soprattutto dai lettori. Senza finanziamenti pubblici, senza condizionamenti di sorta, senza inserzionisti cui rendere omaggio siamo riusciti ad arrivare fino a qui. È un risultato che ci rende orgogliosi ma che non ci appaga. […]                                         
La nostra testata è accompagnata dalla frase”l’informazione per agire”. E ti scriviamo proprio per chiedere un’azione concreta per partecipare al nostro progetto editoriale e per sostenere l’informazione indipendente. Per consolidare la nostra idea abbiamo infatti ancora bisogno di te, del tuo apporto. Ti chiediamo quindi di ritornare ad abbonarti ad Altreconomia, per dare ancora maggiori forze al progetto di un’informazione critica, positiva e che non deve sottostare a nessun padrone. Per farlo, puoi utilizzare il bollettino che hai trovato allegato alla rivista, oppure fare tutto dal sito www.altreconomia.it/10anni. Più numerosi saranno i lettori della nostra rivista meglio sarà garantita l’indipendenza, la diffusione e l’autonomia della rivista. Ma non solo: abbiamo anche bisogno delle risorse per poter avviare dei progetti di sviluppo e di diffusione delle nostre idee e delle nostre pubblicazioni.
Altreconomia non vive di pubblicità o di sovvenzioni: vive dell’apporto e dell’entusiasmo dei suoi lettori.
avviso della Redazione di AE rivolto ai vecchi abbonati, ma anche ai nuovi dico io.
Scritto da: socratevolante alle ore 12:16 | link | commenti | categoria: politica, ambiente, economia, informazione, libertà, risparmio energetico, viva litalia, decrescita serena
venerdì, 20 novembre 2009
A vent'anni dalla morte di Leonardo Sciascia

 
Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989
Avranno stima di se stessi gli italiani del Sud? Ecco una domanda lasciataci da Sciascia. E la risposta non è facile, perché il nostro è il paese del pregiudizio oltre che degli eterni guelfi e ghibellini. Era il 1984 quando Goffredo Parise sul «Giornale» di Montanelli scriveva che i guai dell’Italia venivano da «tre grandi stupidi della sua storia: Garibaldi, Mazzini e Vittorio Emanuele II». Stupidi perché l’unità d’Italia «esisteva solo nelle loro teste». E perché, spiegava Parise, nella realtà si trattava di due entità separate: «A Nord c’è il mondo colto, civile, laico, operativo, protestante. A Sud quello cattolico, arabo, monoteista, camorrista, bigotto e mafioso». La risposta di Sciascia fu quella di un uomo pacato, che non intendeva perdere la stima in se stesso: «C’è sempre stato un antimeridionalismo latente nella storia dell’Italia unita; un antimeridionalismo che viene ogni tanto a galla in coincidenza con fatti di cronaca particolarmente efferati o eversivi. Sono ragioni che noi meridionali possiamo anche non accettare, ma sono ragioni, che non partecipano della ragione, ma sono ragioni. E poi, a paragone di quello che io penso quando certi fatti particolarmente crudi e selvaggi accadono qui da noi, quello che dice Goffredo Parise sono rose e fiori. L’insofferenza, il rancore, l’impulso di ribellione, il risentimento fanno luogo in me a un senso di vuoto: la mia stessa vita mi appare inutile …».
Ed eccolo, poi, esprimere una verità inconfutabile rimasta tale: «L’Europa non vuol far produrre il Meridione; il Meridione si adagia in questa antica abitudine a non produrre per essere, poi, assistito senza produrre. È proprio vero quello che diceva George Bernard Shaw a proposito della questione nera: che prima, ai neri, si fanno lustrare le scarpe, e poi si dice loro ce sono buoni soltanto a lustrare le scarpe. Tutta la questione meridionale, secondo me, sta in questa battuta di Shaw».
estratto dell’articolo di Matteo Collura apparso su Il Mattino del 18 novembre 2009
Scritto da: socratevolante alle ore 11:20 | link | commenti | categoria: politica, giustizia, libertà, viva litalia
sabato, 14 novembre 2009
Schifani e la denuncia a Tabucchi. Appello di Gallimard

«Interpellare un alto responsabile dello Stato sul suo percorso, la sua carriera e la sua biografia, significa fare domande necessarie e avere curiosità legittime nella vita democratica». Scrive così l’editore francese Antoine Gallimard nell’appello in favore di Antonio Tabucchi che sarà pubblicato nei prossimi giorni da Le Monde e che dovrebbe essere firmato da numerosi intellettuali francesi.
La mobilitazione arriva dopo la denuncia del presidente del Senato, Renato Schifani, che ha chiesto un risarcimento di 1,25 milioni di euro per un articolo pubblicato dallo scrittore sull’Unità. «Il crimine di Tabucchi è di aver interpellato Schifani, personaggio centrale del potere berlusconiano, sul suo passato, sui suoi rapporti d’affari e le sue dubbie frequentazioni» continua Gallimard.
«L’obiettivo – prosegue – è intimidire una coscienza critica e, attraverso questo caso, far tacere molti altri». Nell’appello, intitolato “Pour Antonio Tabucchi”, viene ricordato che «le democrazie hanno bisogno di individui liberi. Di persone coraggiose, indisciplinate, creative. Che sappiano osare, provocare, disturbare. È così per gli scrittori e per la libertà di scrittura, indissociabile dall’idea stessa di democrazia». L’editore parla infine delle recenti denunce contro la stampa, tra cui quella di Berlusconi contro Repubblica.
 
di Anais Ginori su Repubblica di sabato 14 novembre 2009
Scritto da: socratevolante alle ore 16:08 | link | commenti (3) | categoria: politica, giustizia, informazione, viva litalia
mercoledì, 14 ottobre 2009
Pdl, Udc e sorella Binetti
biani_omofobia«Ci si solleva, questo è un fatto; è in questo modo che la soggettività (non quella dei grandi uomini, ma quella di chiunque) si introduce nella storia e le trasmette il suo soffio vitale. Un delinquente rischia la propria vita contro dei castighi abusivi; un folle non ne può più di essere rinchiuso e avvilito; un popolo rifiuta il regime che l’opprime. Questo non rende innocente il primo, non guarisce il secondo e non assicura al terzo l’avvenire promesso. Nessuno, d’altronde, è obbligato ad essere solidale. Nessuno è obbligato a pensare che queste voci confuse cantino meglio delle altre e esprimano il nucleo profondo della verità. Basta che esistano e che abbiano contro tutto quello che si accanisce a farle tacere, perché abbia senso ascoltarle e cercare di capire che cosa vogliono dire. Una questione di morale? Forse. Sicuramente, una questione di realtà».

Michel Foucault, Archivio Foucault. Interventi, colloqui, interviste, Feltrinelli
Scritto da: socratevolante alle ore 11:45 | link | commenti | categoria: politica, giustizia, diritti umani, informazione, viva litalia
venerdì, 18 settembre 2009
La retorica dei morti dipende dai morti
biani
Ognuno ricorda chi vuole, che banalità. Invece, purtroppo tanto banale non è in questo paese dove è partita la retorica dei morti per la democrazia, degli eroi caduti contro il terrorismo, il nemico invisibile, vigliacco e senza scrupoli. Ovvio che io me ne tiri fuori, non solo perché antimilitarista convinto, non solo perché anche etimologicamente non ritengo i sei soldati morti degli eroi, non solo perché ritengo l’esercito italiano un esercito occupante e belligerante. Io me ne tiro fuori perché mi sto convincendo sempre di più che ha senso solo “resistere in solitudine” come dice Philip Roth. Io per i sei militari morti provo la stessa pietas umana che ho provato e provo oggi – ad un anno preciso di distanza – per i sei extracomunitari uccisi dai killer a Castelvolturno. Però, di loro nessuno si ricorda più, per loro mica si sono riempite le pagine dei giornali, si sono fatti servizi in televisione, si sono fatte manifestazioni. Poco o nulla, tutto collegato all’emozione del momento, ma tanto è giusto così perché loro non erano eroi, i militari invece si.
 
Povera patria.
Scritto da: socratevolante alle ore 15:57 | link | commenti | categoria: politica, viva litalia, pensieri di uno schizzato
mercoledì, 09 settembre 2009
Sacchetti di plastica, addio?

ROMA - Si gonfiano e danzano, pieni di acqua e sospinti dalle correnti. Sembrano meduse e le tartarughe li ingoiano. Muoiono soffocate. Vengono usati per venti minuti, ma poi l'ambiente per distruggerli impiega 400 anni. Nessun equilibrio tra tempo d'uso e tempo di vita. Gli italiani non riescono a farne a meno, ne producono tra i 10 e i 15 miliardi l'anno, immettendo nell'atmosfera qualcosa come 400 mila tonnellate di anidride carbonica. Sono il simbolo del superfluo, di una società che acquista, consuma e distrugge.

Sono i sacchetti di plastica, le shopper usa-e-getta condannate a morire da una direttiva europea, poi ripresa dalla Finanziaria 2007, il primo gennaio 2010. Nel nostro Paese, grazie al "decreto milleproroghe", la sentenza è stata rinviata di un anno. Dodici mesi in più mettere al bando "i sacchi non biodegradabili per l'asporto delle merci", le vecchie borse di polietilene.

Molti credono che la
rivoluzione verde tarderà ad arrivare. I produttori e i commercianti accampano scuse, i consumatori neanche quelle: sono così pratiche e comode che farne a meno resta un buon proposito, ma almeno per un giorno - un giorno soltanto - si può fare una cortesia all'ambiente. Non sia mai che qualcuno si accorga di quanto siano superflue le sporte di plastica e decida di rinunciarvi anche per il resto della settimana e dell'anno. Quel giorno è il 12 settembre, prima giornata internazionale senza i sacchetti di plastica.

L'ha promossa il Marine Conservation Society (MCS), società inglese no-profit dedicata alla conservazione dell'ecosistema marino. E ha raccolto ovunque l'adesione convinta degli ambientalisti. In Italia l'associazione dei Comuni virtuosi rilancia con la campagna "Porta la Sporta", ispirata al movimento inglese "Plasticbag Free Cities": invitano le amministrazioni a mettere al bando i sacchetti di plastica, coinvolgono le scuole e i bambini in progetti di riciclo e girano le piazze per insegnare a fare divertenti sportine di tela, da tenere con sé e tirare fuori alla cassa del supermercato. I blogger passano parola e sponsorizzano più che i sacchetti biodegradabili - sul cui smaltimento in tempi rapidi è battaglia di brevetti e studi - le vecchie sacche di tela o di juta, da ripiegare e portarsi appresso.

Torino ha deciso di non aspettare il Governo e giocando in anticipo cerca di coinvolgere quanti più commercianti possibili per metterle al bando. A
Firenze la Unicoop le ha eliminate dai suoi 98 punti vendita.
La Coop Adriatica invece già dallo scorso 7 settembre ha eleminato le buste di plastica da tutti i suoi 151 negozi. Al loro posto, alternative a basso impatto ambientale.

All'
estero hanno già adottato iniziative analoghe: negli Stati Uniti la prima città a vietarne l'uso nei supermercati e nelle farmacie è stata San Francisco; in Gran Bretagna ha cominciato il piccolo comune di Modbury, imitato tra gli altri da Londra. Altri hanno introdotto una tassazione aggiuntiva per chi decide di utilizzarli, qualche centesimo in più da pagare alla cassa del supermercato. Anche la Cina (VIDEO) ha detto addio alle shopper: ne produceva tre miliardi al giorno. L'Italia è in ritardo, ma recuperare è possibile: il 12 settembre è il giorno giusto per dare il proprio contributo.
 
 
di STEFANIA PARMEGGIANI su repubblica.it
Scritto da: socratevolante alle ore 13:06 | link | commenti | categoria: politica, ambiente, economia, risparmio energetico, viva litalia, decrescita serena
lunedì, 31 agosto 2009
Il nulla di questo rosario blasfemo

nel-nulla

« Spegnendo la luce elettrica, egli continuò la conversazione con se stesso. Di che aveva paura? Non era paura nè terrore. Era un nulla che egli conosceva anche troppo bene. Era tutto un nulla e un uomo era nulla lui pure. Alcuni di quel nulla vivevano senza averne coscienza mai, ma egli invece lo sapeva bene, che tutto quanto era nada y pues nada y nada y pues nada. O nada nostro che sei nel nada, sia nada il nome tuo, nada il regno tuo e sia nada la tua volontà così in nada come in nada. Dacci oggi il nostro nada quotidiano e nada a noi i nostri nada come noi li nadiamo ai nostri nada e non nadare noi in nada ma liberaci dal nada; pues nada. Ave, nulla, pieno di nulla, il nulla sia con te. Egli sorrise e si fermò davanti a un bar dove splendeva sotto la luce la macchina a vapore per il caffè espresso ».

E. Hemingway, Un posto pulito, illuminato bene
Scritto da: socratevolante alle ore 21:24 | link | commenti | categoria: religione, filosofia, ebraismo, pensieri di uno schizzato
mercoledì, 26 agosto 2009
L'Italia del Presidente...

Il nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della cerimonia che ha visto assegnare alle Dolomiti l’importantissimo riconoscimento di “patrimonio dell’umanità“, ci ha ricordato che l’Italia è un territorio le cui ricchezze storiche, paesaggistiche e culturali, sono da tutelare e valorizzare.
Peccato che l’ultimo rapporto a cura del WWF Italia “2009, L’anno del cemento“, ci dica che negli ultimi 15 anni 3,5 milioni di ettari di territorio sono stati divorati dal cemento.
Un territorio quasi saturo, frammentato, cosparso a macchia d’olio da case, strade e capannoni, una specie di città diffusa che sembra più una metastasi che una città, con oltre 3,5 milioni di ettari, di cui 2 milioni di terreni agricoli, divorati dal cemento negli ultimi 15 anni (una superficie grande quasi quanto il Lazio e l’Abruzzo messi insieme, a un ritmo di 244000 ettari all’anno).
Oltre 8.000 comuni e 8.000 piani regolatori diversi, 12,8 milioni di edifici, 27 milioni di unità abitative (per il 20% non abitate!) e una serie di piani casa in corso di definizione.
Il tutto collegato da più di 200.000 km di strade che frammentano il territorio come fosse un mosaico, e un piano di infrastrutture strategiche (la Legge Obiettivo) che danneggerebbe 84 aree protette e 192 Siti di Importanza Comunitaria (SIC), tutelati dall’Unione Europea.
Mentre dall’altro lato la crescita demografica limitata se non assente (a Palermo la popolazione é aumentata del 50%, l’urbanizzazione del 200%). E’ l’impietosa fotografia sull’Italia scattata nel dossier “2009 L’anno del Cemento”, a cura del WWF con contributi di Bernardino Romano e Corrado Battisti dell’Università dell’Aquila.
Ora, ciò che mi chiedo io, è se la persona che scrive i discorsi del nostro Presidente sia mai uscito di casa negli ultimi tempi; se abbia mai preso un treno, o si sia infilato in una qualche coda a caso di una qualsiasi tangenziale cittadina all’ora di punta (cioè sempre…), magari sporgendosi dal finestrino (meglio se dotato di mascherina), magari posando lo sguardo sul territorio circostante…
Perché qui i casi sono due: o siamo di fronte alla classica retorica ipocrita che accompagna il 98% degli appuntamenti in pompa magna di questo tipo o, davvero, la massima carica istituzionale del nostro Paese parla di una nazione che, in estrema sintesi, non esiste. Non più, almeno.
Il territorio libero (si calcola che in Italia sia solo il 14% della superficie complessiva) non é solo un bel paesaggio da guardare dal finestrino della propria auto (blu!), ma é condizione imprescindibile per mantenere gli ecosistemi vitali e garantire quei servizi, indispensabili anche per l’uomo, che sono in grado di offrire (acqua, aria, cibo, protezione).
Signor Presidente, quando ha un pò di tempo, si faccia un giro dalle parti di Cassinetta di Lugagnano (MI), e chieda del sindaco Domenico Finiguerra. Le potrà raccontare di quell’Italia di cui lei, inconsapevolmente, ha parlato stamane.
Dove amministratori illuminati e di buon senso hanno scelto di interrompere la cementificazione del territorio, rimboccandosi le maniche giorno dopo giorno, per considerare patrimonio dell’umanità ogni benedetto metro quadro rimasto libero dallo scempio della speculazione edilizia.
da www.marcoboschini.it
Scritto da: socratevolante alle ore 12:16 | link | commenti | categoria: politica, ambiente, informazione, viva litalia, decrescita serena
mercoledì, 19 agosto 2009
La morte, questa orrenda immoralità

Quanto mi mancherai...e insieme a te è andata via anche zia. Al dolore non c'è mai fine.

Scritto da: socratevolante alle ore 13:30 | link | commenti | categoria: pensieri di uno schizzato